Intervista a Robert Zoller (10° parte) - conclusione
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Intervista a Robert Zoller (10° parte) - conclusione
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Un’annotazione finale. Anni più tardi - 1975? - squillò il telefono. Era Maxwell Riddle. Non conoscevo di persona quest'uomo, ma lo ricordavo come uno dei migliori e più famosi giudici di cani in America. Mi disse che stava lavorando con Eva Seeley alla stesura di un libro autorevole sull'Alaskan Malamute. Dissi, "mi sembra una contraddizione; per me "la sig.ra Seeley" e "autorevole" si escludono a vicenda. Considerando che lei sostiene che non ci sono Malamute eccetto i propri; evidentemente scriverete un libro molto corto!"
Il sig. Riddle disse che avrebbe sicuramente incluso i nostri cani Husky-Pak. Ecco perché stava chiamando; aveva bisogno di verificare alcuni dei fatti e delle cifre. Discorremmo a lungo e sono sicuro che sentì molte cose da me che non aveva sentito da lei. Mi chiese se ero disposto a metterne per iscritto qualcuna.
Un po' più tardi scrisse per ringraziarmi per il materiale che gli avevo spedito. "Quello che ho fatto", spiegò, "è di inserire un capitolo introduttivo di Eva Seeley ed un altro capitolo introduttivo di Robert J. Zoller". Aggiunse, "sto stampando quello che mi avete inviato, parola-per-parola... ".
Sorprendentemente, il libro di Seeley-Riddle fu pubblicato proprio in quel modo. Forse hai visto il libro e ti sei chiesta come questo sia potuto accadere. Anch’io me lo sono chiesto! Può essere che Seeley abbia alla fine deciso che le centinaia di campioni Alaskan Malamute registrati all'AKC dopo tutto erano davvero Malamute?
Lo scoprii....... anni più tardi, nel settembre del 1987, quando ricevetti un'altra lettera da Maxwell Riddle. Mi disse ciò che era accaduto.
"Dopo che il libro fu pubblicato", disse, "Eva Short Seeley si rifiutò di parlarmi di nuovo!"
Così, questo è ciò che accadde nella nostra razza Alaskan Malamute in quegli anni critici. Forse ti ho detto molto di più di quello che vuoi davvero sapere. Questa fu una vera avventura di vita e come è, quasi per tutti, la vita, fu a tratti un po' triste. Ma penso che si sia risolta bene alla fine - per chiunque ami questa razza e la voglia veder prosperare.
Guardando indietro, sono orgoglioso di quello che ho fatto per migliorare (e proteggere) la qualità dei Malamute di oggi. Non ci penso spesso, ma recentemente la cosa mi colpì quando Laura ed io decidemmo di entrare in una mostra di cani per la prima volta dopo più di dieci anni. Lì, a una certa distanza, adocchiammo un grande Malamute maschio. "Guarda", dissi io, "un cane Husky-Pak!" Ad ogni modo gli assomigliava; esaminandolo più da vicino decidemmo che era il miglior Malamute che vedevamo da molti anni. E non dovevo vedere il suo pedigree per sapere che questo magnifico cane non sarebbe mai nato se gli eventi che ho descritto qui fossero andati diversamente molti anni fa. E sono disposto a scommettere che è così per quasi ogni Malamute da primo premio negli ultimi venti anni!
Per me, l’esperienza con i Malamute fu molto simile alla mia partecipazione alla seconda guerra mondiale (non è una cattiva analogia, pensandoci); non avrei voluto perderla per nulla al mondo, ma non vorrei riviverla di nuovo!
Fine!
Un’annotazione finale. Anni più tardi - 1975? - squillò il telefono. Era Maxwell Riddle. Non conoscevo di persona quest'uomo, ma lo ricordavo come uno dei migliori e più famosi giudici di cani in America. Mi disse che stava lavorando con Eva Seeley alla stesura di un libro autorevole sull'Alaskan Malamute. Dissi, "mi sembra una contraddizione; per me "la sig.ra Seeley" e "autorevole" si escludono a vicenda. Considerando che lei sostiene che non ci sono Malamute eccetto i propri; evidentemente scriverete un libro molto corto!"
Il sig. Riddle disse che avrebbe sicuramente incluso i nostri cani Husky-Pak. Ecco perché stava chiamando; aveva bisogno di verificare alcuni dei fatti e delle cifre. Discorremmo a lungo e sono sicuro che sentì molte cose da me che non aveva sentito da lei. Mi chiese se ero disposto a metterne per iscritto qualcuna.
Un po' più tardi scrisse per ringraziarmi per il materiale che gli avevo spedito. "Quello che ho fatto", spiegò, "è di inserire un capitolo introduttivo di Eva Seeley ed un altro capitolo introduttivo di Robert J. Zoller". Aggiunse, "sto stampando quello che mi avete inviato, parola-per-parola... ".
Sorprendentemente, il libro di Seeley-Riddle fu pubblicato proprio in quel modo. Forse hai visto il libro e ti sei chiesta come questo sia potuto accadere. Anch’io me lo sono chiesto! Può essere che Seeley abbia alla fine deciso che le centinaia di campioni Alaskan Malamute registrati all'AKC dopo tutto erano davvero Malamute?
Lo scoprii....... anni più tardi, nel settembre del 1987, quando ricevetti un'altra lettera da Maxwell Riddle. Mi disse ciò che era accaduto.
"Dopo che il libro fu pubblicato", disse, "Eva Short Seeley si rifiutò di parlarmi di nuovo!"
Così, questo è ciò che accadde nella nostra razza Alaskan Malamute in quegli anni critici. Forse ti ho detto molto di più di quello che vuoi davvero sapere. Questa fu una vera avventura di vita e come è, quasi per tutti, la vita, fu a tratti un po' triste. Ma penso che si sia risolta bene alla fine - per chiunque ami questa razza e la voglia veder prosperare.
Guardando indietro, sono orgoglioso di quello che ho fatto per migliorare (e proteggere) la qualità dei Malamute di oggi. Non ci penso spesso, ma recentemente la cosa mi colpì quando Laura ed io decidemmo di entrare in una mostra di cani per la prima volta dopo più di dieci anni. Lì, a una certa distanza, adocchiammo un grande Malamute maschio. "Guarda", dissi io, "un cane Husky-Pak!" Ad ogni modo gli assomigliava; esaminandolo più da vicino decidemmo che era il miglior Malamute che vedevamo da molti anni. E non dovevo vedere il suo pedigree per sapere che questo magnifico cane non sarebbe mai nato se gli eventi che ho descritto qui fossero andati diversamente molti anni fa. E sono disposto a scommettere che è così per quasi ogni Malamute da primo premio negli ultimi venti anni!
Per me, l’esperienza con i Malamute fu molto simile alla mia partecipazione alla seconda guerra mondiale (non è una cattiva analogia, pensandoci); non avrei voluto perderla per nulla al mondo, ma non vorrei riviverla di nuovo!
Fine!

Amministratore- Admin

- Numero di messaggi: 796
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Re: Intervista a Robert Zoller (10° parte) - conclusione
Magnifico... grazie!


Paty- Utente

- Numero di messaggi: 1644
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Località: Palus
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